AAA lavoratori digitali cercasi, ma manca la formazione

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Cresce la richiesta di nuove figure professionali legate al mondo digitale, ma l’Italia è in ritardo per quanto riguarda la formazione universitaria necessaria. E’ il quadro emerso durante il Festival Supernova che si è svolto di recente a Brescia, festival dell’innovazione e della creatività.

lavoratori digitaliAnche in questa edizione gli organizzatori hanno spiegato e illustrato come il mondo del lavoro stia cambiando proprio attraverso l’innovazione. Inevitabile, dunque, che siano nate delle nuove figure digital, direttamente collegate al mondo del web, che, però, necessitano di un’adeguata formazione come base da cui partire.

Al Festival Supernova abbiamo registrato come le professioni al giorno d’oggi cambiano almeno ogni dieci anni mentre la formazione universitaria è tarata su cicli di lavoro anche centenari,

spiega Lorenzo Maternini, Vice Presidente di Talent Garden e ideatore del festival dedicato all’innovazione. Ma quali sono queste nuove professioni digital? Troviamo lo user experience director, il data analyst, lo chief technology officer, lo sviluppatore mobile, il big data architect, che gestisce l’analisi dell’architettura del sistema dei dati e il web analyst.

Un’altra figura molto ricercata sul mercato del lavoro è quella del digital copywriter, il community manager, il digital PR e il digital advertiser. Parole nuove, per molti anche difficili da comprendere, che rimandano sempre al mondo del digital, dei social e del web.

Di contro, però, c’è la difficoltà da parte delle aziende di reperire queste figure con un curriculum che sia davvero di tutto rispetto proprio perché al momento la formazione per queste nuove professionalità resta affidata soltanto a pochi soggetti privati. Per questo motivo a oggi i giovani che in Italia lavorano nel settore digitale sono ancora decisamente pochi, il 12% rispetto al 16% della media europea.

E per il prossimo futuro le prospettive non sembrerebbero troppo rosee: secondo la Commissione Europea entro il 2020 ci saranno 900 mila posti di lavoro non occupati proprio a causa della mancanza di competenze digitali. Tra l’altro l’Italia ha la percentuale più bassa di impiegati nel mondo legati alla tecnologia che abbiano almeno una laurea triennale: una percentuale del 32% rispetto al 77% della Spagna e al 73% del Belgio.

 

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